Brush! Workshop di calligrafia

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Donatella Di Pietrantonio , L’arminuta, Einaudi

arminuta copertina

 

L’arminuta, la ritornata.

Per tutto il romanzo, breve e splendido, lei sarà solo “l’arminuta”, restituita dalla famiglia “adottiva” alla famiglia naturale.

Il timore, aprendo un libro di questo genere, è di trovarsi a metà con gli occhi gonfi, il cuore stretto e lo stomaco chiuso.

E invece…già dalle prime righe, dietro all’angoscia di una tredicenne con una valigia in mano, fa capolino una luce forte e chiara che scivola, silenziosa ma sempre presente, in ogni capitolo, cronaca di un reinserimento difficile.

Scrittura scarna, spigolosa è vero, ma quanto amore si può trasmettere quando la mano che scrive è piena di grazia?

“A tredici anni non conoscevo più l’altra mia madre.

Salivo a fatica le scale di casa sua con una valigia scomoda e una borsa piena di scarpe confuse.

Sul pianerottolo mi ha accolto l’odore di fritto recente e un’attesa. La porta non voleva aprirsi, qualcuno dall’interno la scuoteva senza parole e armeggiava con la serratura.

Ho guardato un ragno dimenarsi nel vuoto, appeso all’estremità del suo filo.

  Dopo lo scatto metallico è comparsa una bambina con le trecce allentate, vecchie di qualche giorno. Era mia sorella, ma non l’avevo mai vista.

Ha scostato l’anta per farmi entrare, tenendomi addosso gli occhi pungenti.

Ci somigliavamo allora, più che da adulte.”

Consiglio di lettura

“Io sono Maresi, figlia di Enre, e compilo questa cronaca nell’anno diciannovesimo del mandato della trentunesima Superiora.
Mi trovo al Monastero Rosso da quattro anni, durante i quali ho letto quasi tutti gli antichi testi che parlano della di questo luogo”
 
Maresi vive su un’isola, ha tredici anni e una fame insaziabile di conoscenza.
Intorno a lei un mondo di donne, femmine potenti, riti e cerimonie che scandiscono il tempo al Monastero Rosso.
Leggere un romanzo per ragazzi e dimenticarti subito che sia per ragazzi, è un pregio che pochi libri possono vantare.
Maresi ci riesce, perchè parla al nostro “essere donna”, indipendentemente da tutto.maresi

G.Farinetti, Il ballo degli amanti perduti; Marsilio

Gianni Farinetti, Il ballo degli amanti perduti, Marsilio.

Ogni libraio ha una manciata di clienti-amici-lettori di fiducia, ai quali vende l’ultimo libro

di questo  o quell’autore, raccomadandosi di non tornare prima di averlo finito

con una recensione veritiera e obiettiva.

Martedì vendo l’ultimo giallo di Gianni Farinetti a Giovanna, sabato torna e mi dice “leggilo”,

così, imperativa e io so cosa significa.

Caldo (perché è ambientato nelle nostre zone e ci si sente subito a casa), raffinato ed elegante,

intrigante il giusto ( ci sono gialli che non riesci ad apprezzare perché tutto è solo “ricerca del colpevole”),

decisamente profondo e divertente quanto lo deve essere un buon romanzo giallo.

In un paesino dell’Alta Langa, durante una cena di paese, si discute su un modo originale

per festeggiare il Capodanno.

Sebastiano Guarienti, già noto ai fedeli di Farinetti, un po’ per scherzo un po’ per provocazione,

propone un ballo in maschera nel Castello locale.

Il Sindaco, omuncolo gretto e poco amato, accoglie con entusiasmo

il suggerimento e si getta nei preparativi della grande serata.

Su questo evento ecco aprirsi il sipario di questo romanzo corale,

dove tutti i personaggi arriveranno all’ultimo giorno dell’anno

con un buon motivo per sbarazzarsi del primo cittadino.

Non vado oltre, ma anche se raccontassi l’evolversi degli eventi poco toglierei a questo bel narrare,

carico di poesia e delicatezza.

Non male per essere un libro che ruota intorno ad un omicidio.